Guida ai requisiti di origine europea per accedere agli incentivi fiscali
Panoramica in 20 secondi
Il vincolo Made in EU/SEE introdotto dall'iperammortamento 2026 richiede che almeno il 50% del valore delle attività di sviluppo del software sia riconducibile a soggetti operanti stabilmente in Unione Europea o nello Spazio Economico Europeo. È una novità assoluta nel panorama degli incentivi italiani: per la prima volta l'origine geografica dello sviluppo diventa condizione di accesso al beneficio fiscale, e non un semplice elemento reputazionale.
La ratio è duplice: da un lato rafforzare la sovranità tecnologica europea in un settore dominato da fornitori extraeuropei, dall'altro indirizzare la spesa agevolata verso filiere che generano occupazione e competenze sul territorio. Il calcolo della percentuale si basa su criteri concreti e verificabili.
Contano le ore di sviluppo prestate da personale assunto o contrattualizzato da soggetti UE, i costi del personale sostenuti in Europa e la fatturazione delle attività di sviluppo a soggetti con stabile organizzazione europea. Per una PMI che acquista un gestionale o un MES (il software che governa la produzione in fabbrica), questo significa che la scelta del fornitore non è più solo una questione di prezzo e funzionalità: incide direttamente sull'ammissibilità dell'investimento all'incentivo.
La Dichiarazione di Origine è il documento con cui il fornitore attesta l'origine europea del software agevolato. Deve essere rilasciata da un soggetto autorizzato, tipicamente il legale rappresentante della software house.
Deve inoltre contenere informazioni puntuali sulla composizione del prodotto: moduli sviluppati internamente, componenti commissionate a subfornitori con la relativa localizzazione, ed eventuali componenti open source integrate, per le quali va indicata la licenza di utilizzo. Non si tratta di una formalità: in caso di controllo, l'Agenzia delle Entrate può richiedere evidenza documentale della filiera di sviluppo, e una dichiarazione generica o non supportata da riscontri espone il cliente al recupero del beneficio con sanzioni e interessi.
Il certificato camerale del fornitore supporta la Dichiarazione di Origine, dimostrando la sede legale e operativa in Italia o in altro Paese UE, la natura dell'attività esercitata e l'anzianità dell'impresa. Le aziende più strutturate accompagnano la dichiarazione con un dossier tecnico che documenta repository di codice, contratti di lavoro del team di sviluppo e sedi operative, così da rendere la verifica rapida e inattaccabile.
Il vincolo Made in EU/SEE esclude di fatto i software sviluppati in India, Cina o Stati Uniti da aziende prive di una reale struttura di sviluppo europea. Non basta una filiale commerciale a Dublino o Amsterdam: ciò che conta è dove avviene materialmente l'attività di sviluppo, con quali persone e con quali contratti.
Questo taglia fuori molte suite internazionali il cui codice nasce in centri di ricerca extraeuropei, e mette in difficoltà i system integrator che subappaltano lo sviluppo a team offshore per contenere i costi. Per le software house italiane ed europee si apre invece un'opportunità concreta di riposizionamento competitivo: la conformità al vincolo diventa un argomento commerciale spendibile verso qualunque cliente che voglia accedere all'iperammortamento.
I fattori chiave per capitalizzare questa opportunità sono l'impiego di personale qualificato assunto localmente, la tracciabilità dei processi di sviluppo e la capacità di produrre la documentazione richiesta senza aggravio per il cliente. Le imprese che sapranno strutturarsi su questi tre fronti potranno intercettare la domanda orientata dagli incentivi, che nei prossimi anni indirizzerà una quota rilevante della spesa software delle PMI italiane.
Per garantire la conformità, le aziende devono mantenere una documentazione dettagliata e aggiornata delle attività di sviluppo. Gli elementi essenziali sono tre: il registro delle attività con geolocalizzazione dei team, che indica chi ha lavorato su quali moduli e da quale sede; i contratti con eventuali subappaltatori UE, completi di clausole che vincolano la localizzazione delle attività; e le fatture che attestano la prestazione del lavoro da parte di soggetti europei.
I casi particolari richiedono attenzione specifica. Nei team distribuiti, ad esempio con sviluppatori in Italia, Polonia e Portogallo, la percentuale si calcola sommando il valore delle attività prestate in ciascun Paese UE, quindi la distribuzione interna all'Unione non è un problema.
Lo diventa se una parte significativa del lavoro è affidata a collaboratori extraeuropei tramite fornitura di manodopera esterna. L'utilizzo di servizi cloud extra-UE per la messa in esercizio, come l'hosting su data center statunitensi, non compromette invece di per sé il requisito: il vincolo riguarda lo sviluppo del software, non l'infrastruttura su cui gira. Conviene comunque documentare la distinzione, per evitare contestazioni interpretative.
Il collegamento con l'EU AI Act aiuta a leggere il vincolo Made in EU nel quadro più ampio della sovranità tecnologica europea, che è ormai un trend normativo consolidato: dal GDPR alla direttiva NIS2, passando per il Cyber Resilience Act, il legislatore europeo chiede alle imprese di conoscere e controllare la propria filiera digitale. Scegliere fornitori europei semplifica la conformità a tutte queste normative contemporaneamente: i dati restano sotto giurisdizione UE, i contratti sono regolati da diritto europeo e le responsabilità sono azionabili davanti a tribunali vicini.
Ci sono poi vantaggi operativi immediati e misurabili: una catena di fornitura verificabile, in cui è possibile sapere chi ha scritto ogni componente e con quali standard di sicurezza; un supporto in lingua italiana e in fuso orario compatibile, che riduce i tempi di risoluzione dei problemi rispetto a help desk situati oltreoceano; e una maggiore facilità di audit, perché il fornitore può essere incontrato di persona, visitato in sede e coinvolto nelle verifiche ispettive senza barriere logistiche o linguistiche.
Italy Soft, ad esempio, è una software house 100% italiana che sviluppa internamente, senza subappalti offshore, e può certificare l'origine UE di ogni riga di codice consegnata ai clienti. Il team di sviluppo è assunto in Italia, i repository e gli ambienti di build risiedono su infrastrutture europee, e ogni progetto è accompagnato dalla documentazione necessaria per la pratica di incentivo: Dichiarazione di Origine, dettaglio delle componenti open source con relative licenze, ed evidenze contrattuali della localizzazione del lavoro.
Per l'impresa cliente questo si traduce in un vantaggio concreto: la certezza che l'investimento software sia ammissibile all'iperammortamento senza dover condurre in proprio verifiche sulla filiera del fornitore, attività che per una PMI senza ufficio legale strutturato è onerosa e rischiosa. A questo si aggiunge il valore del rapporto diretto: chi sviluppa il software è lo stesso soggetto che fornisce assistenza, evoluzione e manutenzione negli anni, con un interlocutore unico che conosce il progetto e risponde in tempi rapidi.
In un mercato dove gli incentivi premiano la provenienza europea, la scelta del partner di sviluppo diventa una decisione strategica, non un semplice acquisto.
Se il fornitore non può spuntare tutte le voci, l'ammissibilità dell'investimento all'iperammortamento è a rischio: chiedere il dossier documentale prima della firma evita brutte sorprese in sede di controllo.
Sviluppo del software interamente all'interno dell'Unione Europea, secondo il modello che Italy Soft applica con team assunti in Italia
Documentazione completa per la pratica di iperammortamento: Dichiarazione di Origine, dettaglio delle componenti open source con le licenze ed evidenze contrattuali della localizzazione del lavoro, pronte in caso di controllo
Ogni componente del software ha un autore identificabile: niente subappalti offshore, repository di codice e ambienti di sviluppo su infrastrutture europee, filiera tracciabile dal primo all'ultimo modulo
Assistenza in italiano e nello stesso fuso orario, fornita da chi il software lo ha scritto: un interlocutore unico che conosce il progetto e risponde in tempi rapidi, anno dopo anno
Redazione a cura di Italy Soft, con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e revisione editoriale umana.
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